Libertà è partecipazione

Pubblicato: gennaio 23, 2012 in Attualità, politica
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sabato, 29 gennaio 2011

Egitto, Algeria, Albania…tutti i popoli dell’Africa settentrionale stanno riuscendo a riappropriarsi di ciò che è stato loro indebitamente sottratto per decenni dal barbaro dispotismo degli autocrati di turno: la LIBERTA’.
Sarebbe ora che questa onda rigeneratrice arrivasse anche in un’altro paese afflitto dall’oppressione del potere, dalla terribile spira della dittatura del pensiero.
Cara, vecchia Italia.

Cara, vecchia Italia, tu che non hai mai lottato per avere libertà, tu che non hai mai fatto una vera rivoluzione per cambiare le cose. Cara vecchia Italia, che ti sei ritrovata Stato senza che nemmeno tu potessi accorgertene, tu che non hai mai versato sangue e lacrime per ottenere giustizia. Cara vecchia Italia, che hai preferito 100 giorni da agnello che uno da Leone.
Ed ora, a causa tua, cara vecchia Italia, ci ritroviamo sul punto di non ritorno. in una condizione di putrido squallore, in un infimo regime di ricatti e falsità, dove vengono create leggi per difendere la sozzura della classe dirigente e i suoi infiniti crimini. sesso, droga, prostituzione, pedofilia, corruzione, criminalità organizzata, mercificazione dei corpi, telefonocrazia, mignottocrazia, autocrazia.
mentre l’Egitto e l’Algeria ci mostrano che una nuova vita potrebbe essere possibile, noi continuiamo a navigare nell’oblio. perchè?
perchè quei paesi hanno una forza, nella loro debolezza. la stragrande maggioranza della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta, mentre è una classe dirigente minima che gode del loro sfruttamento. il vero paese è quello che soffre, non quello che si arricchisce. quello che subisce, non quello che domina. la contraddizione era evidente, e un giorno si sarebbe arrivati alla fine.
ma l’Italia, la cara vecchia Italia, è diversa. è divisa in due parti. l’una, desidera davvero cambiare le cose, non sopporta più questo inferno di reati impuniti, di inciviltà e barbarie. desidera un’Italia vera, luminosa, pulita, limpida. a volte cerca di agire, di combattere, altre volte fugge via.
ma l’Italia che prevale non è questa. l’Italia che vince, che schiaccia inesorabilmente quella onesta e sognatrice, è un’altra. è l’italia dell’avidità, del crimine impunito. che non agisce se non nell’illegalità, se non si arricchisce se non con lo sfruttamento, che non parla se non con menzogne; che brantola nel buio, che sguazza nel fango, che vive nella notte più buia di questo paese. ed è l’Italia con la voce grossa, questa Italia che domina l’informazione, agisce sulle menti delle persone, modifica la realtà e condanna la giustizia e la cultura. questo è il nostro paese, un esecrabile ricettacolo dei più luridi istinti del ventre dell’inciviltà.
la rivoluzione, il cambiamento non puo’ sussistere in un tale sistema di potere. perchè se la metà della popolazione potrebbe sostenerla, l’altra metà la denigrerebbe, la rifiuterebbe, per continuare a vivere dei suoi misfatti. perchè cambiare? l’impunità è un dono prezioso per coloro che la desiderano, e una volta ottenuta essi non rescono ad agire senza il suo benefico influsso.

la terribile verità è che non ci possiamo lamentare. perchè tutti parliamo, ma anche quella metà onesta e leale, non ha mai agito con convinzione. e permaniamo così, in un limbo a metà tra il desiderio di rinnovamento e il terrore che tutto, in fin dei conti, potrebbe restare così com’è. e che quest’esacerbato mondo di atroci falsità potrebbe perdurare ancora per molto, perchè ormai non è più legato alle persone che compiono i misfatti. è legato alla mente, al modo di pensare, è penetrato come un germe incurabile nelle nostre vene, scorre nelle nostre arterie, batte nel nostro cuore e si rigenera nei nostri polmoni, col nostro ossigeno, costringendoci a perdere ogni voce in capitolo, come un insetto costretto a rifugiarsi sotto un masso. trascinandosi, arrancando, le sue deboli ali spezzate.

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