Calcio: le due facce della medaglia

Pubblicato: febbraio 9, 2012 in calcio, sport
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Oggi correvo su un campo di atletica con annesso campo di calcio, e durante l’allenamento mi sono fermata più volte ad osservare una partita di un campionato giovanile di calcio che si stava disputando in quel momento. la visione del match ha provocato in me una serie di riflessioni in merito a questo amato, odiato, discusso, conosciuto, abusato sport.

I ragazzi erano davvero giovani. nonostante ciò, un gruppo di belligeranti genitori si scatenava a più non posso dai piccoli spalti laterali, contestando l’arbitro per qualsiasi scelta ( ‘nun l’ha manc tuccat!’ ‘abbitroo, recuperooo’ ‘ndimen, non è fallo????’ ), incitando i campioncini in erba per qualsiasi rimessa, calcio di punizione, contropiede, con foga degna del migliore degli ultras. sentivo nelle loro grida una tenacia senza limiti, un po’ diversa dalle tipiche attitudini del genitore che porta il figlio a giocare per divertirsi. per quegli spettatori, ogni squadra DOVEVA vincere, era una questione personale, di orgoglio, di dimostrazione di talento del proprio figlio che magari, un giorno, sarebbe stato notato da qualcuno…

credo che questa sia un’idea alquanto malsana di gioco del calcio, e che almeno in Italia non trova così tanto riscontro in altri ambiti sportivi. il problema è che qui il successo nella carriera calcistica ha tantissime implicazioni non propriamente inerenti al solo piacere di giocare: soldi, successo, fama, carriera sicura, soddisfazione. e cosa può volere di meglio un genitore da un figlio, se non la possibile carriera del Lavezzi di domani? ecco dunque gli incitamenti continui, i commenti tecnici dei papà a fine partita che manco Fabio Caressa (‘vedi, te l’ev itt ì di salire sulla fascia!’ ‘e vist ca mò e saj tirà e punizion?’ ‘ja fa o’ pressing ncuoll’ a chill!’). perchè loro li vedono così, tutti potenziali piccoli Lavezzi di un metro e sessanta (che poi poco ci manca per arrivare all’altezza di Lavezzi, in effetti).

tutto ciò è ovviamente alquanto triste, perchè discostante dai veri ideali che dovrebbero spingere un ragazzo a fare sport: l’armonia del corpo e della mente, l’aggregazione e il confronto con gli altri, il gioco di squadra, l’occasione per misurare se stessi e le proprie capacità. mentre invece qui veniamo coinvolti nella spira delle attrattive dei soldi facili e della carriera più desiderabile di tutte, perdendo completamente di vista il vero fine che ogni sport possiede. il calcio viene dunque reso l’ambiente gretto e meschino che in Italia è oggi, dove è lo sporco denaro e gli interessi dello showbiz a farla da padrone. e noi ci stiamo, e lo sosteniamo.

si, questo è vero.

ma è vero anche altro, in fin dei conti. guardando quei ragazzi mi è venuta una’ voglia di  giocare fantastica, perchè li vedevo correre per lo stesso scopo, quel benedetto gol (‘menà a pall aind!’)! perchè il calcio, non so se per tutta la costruzione mediatica che ha intorno, non so se per gli interessi che coinvolge, appassiona tutti. e anche me, perdutamente, che amo giocarci, fantagiocarci, tifarlo, guardarlo, seguirlo, commentarlo. non sai come nè perchè, ma quando vedi una partita, se ti appassiona davvero, ti prende, al punto che alla fine ti fissi davanti al televisore e non fai più una mazza, perchè ‘aggia verè comm finisce’. 

cosa sarebbero le nostre domeniche (ormai in realtà anche i nostri sabati, e qualche volta i venerdì e i lunedì, ma poi se c’è la coppa i martedì e i mercoledì ma può capitare pure i giov….insomma, LE SETTIMANE) senza quei 22 forsennati (ok i portieri un po’ meno, ma basta il pensiero) che corrono avanti e indietro? di che parleremmo anche con il più perfetto sconosciuto al bar il lunedì mattina? in Italia cresciamo allevati a pane e calcio. e a Napoli ancor di più…

ps. FORZA NAPOLI SEMPRE 

commenti
  1. Sono un ItaGliano scrive:

    Una volta, in un match di Prima Categoria (praticamente la serie H) durante una rissa vidi un giocatore entrare negli spogliatoi, uscire con un badile e darlo in faccia a un avversario. Ovviamente lo arrestarono. Il calcio giovanile e delle serie minori è peggio di quello di serie A, e spesso gli stessi tifosi che sfogano la loro violenza in curva in settimana la sfogano giocando con la propria squadretta.

  2. rockflos scrive:

    me ne sono resa conto e in più di un’occasione. l’apparente informalità della situazione unita alle mire dei genitori/parenti/tifosi agguerriti rendono il calcio giovanile un settore sporco e un contesto non sano in cui far crescere i ragazzi. è davvero un peccato dover sottostare a questi sistemi per coltivare una passione sportiva.

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