Settimana 6, giorno 41

Pubblicato: aprile 11, 2012 in Diario di viaggio
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Metà del viaggio è andata.
La vita qui è sempre più bella, le giornate sembrano sempre più infinite.
è passata la mia prima Pasqua lontana da casa, ma il mio cuore è così pieno di sensazioni straordinarie che non ne ha sentito la mancanza (casatiello a parte).
Sabato è stata la volta della cucina italiana. non potrò mai dimenticare le ore passate a cucinare i piatti più tipici della nostra amata cucina made in Italy, la prima cosa di cui forse sentiamo la mancanza, quando andiamo all’estero. dopo tanta fatica, i 4 ruoti di pasta al forno, le 4 teglie di pizza, i due gattò, il risotto ai funghi e la caprese sono riusciti a sfamare un esercito di circa 40 russi, tedeschi, austriaci, cechi, spagnoli, svizzeri, kazaki, finlandesi, francesi e quant’altro. che successone. ormai ci fermano per strada vagheggiando ancora quella serata (e un eventuale secondo invito) e chiedendoci le ricette più gettonate.

Sto rivalutando la mia idea di appartenenza. mai come qui sento un senso di forte legame con il mio paese, e più di tutto, con la mia città. l’Italia e Napoli sono sulla bocca di tutti, noi stessi alla fine ne parliamo sempre: c’è una parola esatta per dire questo, la domenica in genere facciamo questo, in famiglia solitamente si insegna questo. è nei contrasti che emergono le realtà, tanto più se esse sono profondamente diverse. se ripenso alle strade del centro storico di Napoli, al sole cocente che mi accoglierà al ritorno, al mare, ai pranzi in famiglia o alle chiacchierate in napoletano col barista o col salumiere, un sorriso sfiora le mie labbra, e mi fa capire che quello è ciò che amo, ciò che rappresenta e rappresenterà, in fin dei conti, la mia casa, la mia vita vera. sempre.
Tuttavia, c’è qualcosa di forte che mi lega a questa Russia. qualcosa che non so spiegare ma che sento quando passeggio, quando mi guardo intorno, quando respiro quest’aria nuova.

Perchè la mia Russia ha mille forme.
La mia Russia, in inverno, è immobile, è bianca, gelida, ma anche nel freddo puoi percepire la sua mano che piacevolmente ti sfiora.
La mia Russia, in primavera, si sveglia. le strade brulicano di gente desiderosa di assaporare i primi veri raggi di sole, di guardare un cielo non più bianco ma di un vivido azzurro, quello stesso azzurro del fiume che, non più ghiacciato, inizia a muoversi trascinando dietro di sè gli ultimi pezzi del freddissimo inverno ormai alle spalle.
La mia Russia, ad aprile, è gioiosa più di sempre. affiorano i primi ciuffi d’erba sui prati prima coperte da coltri di neve, e i germogli sugli alberi spogli ancora per poco preludono ad una stagione estiva ormai vicina.
La mia Russia trasmette tranquillità e pace.
La mia Russia è sempre più mia.

commenti
  1. Elettra scrive:

    Sono molto evocativi questi tuoi racconti russi, mi piace leggerli..
    Un bacione a te e ai due soci.

  2. rockflos scrive:

    Grazie mille Elettra! Un bacione da tutti!

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