Settimana 9, giorno 63

Pubblicato: maggio 4, 2012 in Diario di viaggio
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Oggi non voglio raccontarvi delle mie avventure in questa ridente cittadina siberiana. voglio fare di più. oggi voglio rendervi partecipi degli aspetti più curiosi di questo paese immenso e unico: la grande madre Russia.
il primo impatto con la realtà russa è stato davvero particolare. ero affascinata dalla novità, dal vedere un mondo del tutto nuovo. d’altro canto, ero colpita dall’aspetto dominante di questo luogo: la Russia sembra appena uscita dagli anni ’80. è semplicemente così, demodè, old-fashioned, come la volete chiamare. e questo rende qualsiasi aspetto della vita qui sempre più fascinoso, perchè sembra di vivere in una sorta di mondo parallelo.
prendete gli autobus, ad esempio. qui l’autobus non è un semplice mezzo di trasporto: è uno stile di vita. avevo già accennato alle marshrutke, è arrivato il momento di descriverle come meritano.
se vuoi spostarti almeno qui a Tomsk, la marshrutka è il mezzo più immediato e diffuso. non ha l’aspetto di un normale autobus, ma sembra più uno di quei pulmini che si prendevano a scuola se abitavi troppo lontano e i tuoi non potevano venirti a prendere, ed eri troppo piccolo per prenderti un autobus da solo senza rompere le scatole agli altri. se si ferma per più di tre secondi e frena senza fare sgommate o senza far rischiare la vita ai suoi passeggeri, sei fortunato: diciamo che i conducenti preferiscono la guida ‘sportiva’. sali, e noti che ogni marshrutka è addobbata in modo diverso: ci possono essere le lucette di natale o le piante finte, decorazioni floreali o festoni di ogni sorta, insomma, ognuna ha il suo stile. la tappezzeria dei sedili ricorda ovviamente quella della coperta del letto di vostra nonna, con arabeschi indefiniti e colori sparsi vari ed eventuali.
ma la cosa forse più interessante è il sistema di pagamento. credete forse che si usino dei biglietti? ma no, ma perchè. qui si paga direttamente sull’autobus, di biglietti manco l’ombra. e la cosa bella è che puoi far passare questi 12 rubli (l’equivalente di circa 30 centesimi) a tutti i passeggeri, di mano in mano, fino al conducente, e puoi stare sicuro che NESSUNO se li metterà in tasca, e che TUTTI pagano, anche se nessuno controlla. questa si che è civiltà.
Un aspetto interessante qui è lo stile. i russi, e soprattutto le russe, tengono molto all’apparenza: all’uscita di ogni università, cinema, teatro, locale c’è sempre uno specchio, dove è possibile osservare file di donne di età compresa tra i 18 e gli 85 anni che si pettinano e si sistemano sciarpe e cappelli con cura certosina. All’università le ragazze rifiutano totalmente il genere sportivo: le minigonne e i tacchi a spillo sono di casa, come da noi le converse e le felpe vecchie 10 anni. in Russia tra l’altro pare manchi totalmente la conoscenza di un oggetto apparentemente non rilevante nelle nostre vite, ma della cui importanza è possibile rendersi conto al momento della sua assenza: IL SOTTOTACCO. eh, il sottotacco, questo sconosciuto. ebbene, provate a farvi 10 minuti di pennichella tra una lezione e l’altra sulle comode poltrone dell’atrio della biblioteca: sarà IMPOSSIBILE. verrete continuamente disturbati dal ritmato frastuono di stivali, stivaletti, decolletè, francesine e qualsiasi altro tipo di calzatura con tacco non inferiore ai 9 cm, portato con disinvoltura da qualsiasi essere di genere femminile all’interno dell’edificio. le suddette tra l’altro non considerano nemmeno minimamente la possibilità di disturbare gli altri, e sembrano quasi fiere di rendere tutti i presenti coscienti del loro passaggio grazie ad un rumore simpatico come una canzone di gigi d’Alessio dopo un concerto di musica classica.
gli uomini sono poco identificabili, se non per questi tagli di capelli dallo stile abbastanza uniformato e caratterizzato dall’azzeccamento costante dei capelli alla testa (certamente anche dovuto all’uso del cappello) e una frangetta dal significato indefinito.
Ma parliamo d’altro. mettete che volete fare una festa. la prima cosa che comprate (ok, la seconda) saranno ovviamente dei piatti, delle posate e dei bicchieri di plastica, perchè nessuno ha intenzione di lavare le stoviglie ad un festino, mi sembra pure logico. ebbene, qui il monouso è una chimera. si trovano solo pacchi da DIECI bicchieri o piatti, peraltro anche costosi. alla fine in genere per riuscire a comprare altre cose che a paragone risultano più importanti, rinunci, ovviamente. in genere qui si ovvia al problema portandosi IL BICCHIERE DA CASA. si. insomma, il capitalismo ha vita dura nelle terre siberiane…
anche le feste religiose hanno poco valore: è passata pasqua e si può dire che a stento ce ne siamo accorti, mentre già da mesi parlano della parata che si terrà il 9 maggio, il giorno della vittoria sui tedeschi nella seconda guerra mondiale.
mi piace molto un luogo tipico in cui consumare i già da me descritti shashliki: la shashlichnaja. in genere sono delle casarelle piazzate in mezzo alla strada o a delle piazzette, piccole, con colori e tappezzeria che mi ricordano tanto quelle case delle bambole che si costruiscono con le uscite settimanali. in diffusione c’è musica russa che suona come al solito molto anni 80, ma potrebbe anche essere un cd del mese scorso. oltre al forno dove vengono cotti, c’è una vetrinetta con panini e insalate e piatti di pasta di provenienza dubbia e dall’aspetto intimidatorio, della serie ‘dai, sto qui da tre mesi, mangiami!’ in generale comunque mi piace tantissimo, e mi sembra davvero una Russia in miniatura.
I taxi. sono pazzi. costano davvero poco, devo dire (l’equivalente di 2,50 euro per una corsa nel centro), ma ogni volta ci rischi la pelle, tra sgommate e manovre ‘poco attente’ (‘na botta annanz e na botta aret’, si direbbe dalle mie parti, per uscire dal parcheggio è la filosofia vincente). ma nonostante la guida wild sono funzionali. ah, la guida: qui si guida a desta, ma il volante nell’auto può stare indifferentemente a destra o a sinistra. e salire in un’auto col volante a destra che guida a destra è un po’ destabilizzante, credetemi.
del cibo ho già parlato, ricordo. ad ogni modo, pare strano vedere la pasta come contorno e non come primo piatto, anche se in effetti è costume diffuso in quasi tutti i paesi al di fuori dell’Italia. le salsine vanno come il pane: ci sono scaffali interi pieni di maionesi, ketchup e guarnizioni aromatizzate in qualsiasi possibile modo. d’altronde, del ragù non sanno nemmeno l’esistenza, poveri russi. le marche di alimentari spesso sono contrassegnate dalle immagini di animali, che alle volte possono essere simpatici nel caso in cui siano cartoni, come il micio sulla bottiglia di latte, ma diventano inquetanti nel caso ad esempio dei faccioni di mucca su scatolami impolverati con carne evidentemente bovina ma di provenienza e lavorazione dubbissima. qui tra l’altro il concetto di scadenza è davvero relativo: in genere c’è solo la data di confezionamento, se siete fortunati, e nei supermercati anche più grandi vendono con assurda disinvoltura uova vecchie di un mese.
quando ci si saluta, non ci si bacia. c’è un uso molto fastidioso: quando un ragazzo o un uomo incontra un gruppo di persone, se vi va bene dice un ‘priviet’ (ciao) generale, e dopo darà la mano SOLO agli altri uomini, ignorando completamente le donne presenti. è pazzesco! non avete idea di come potete rimanerci, quando venite deliberatamente saltate dal giro dei saluti solo perchè donne. molto spesso infatti tendo anche io la mano, e se confondendosi danno la mano anche a me i russi vanno letteralmente in panico…
i rapporti uomo-donna non li ho capiti. qui gli uomini sono abbastanza zerbini, nel complesso: aprono le porte alle donne, portano le borse, regalano sempre fiori, pagano tutto (spesso ad un appuntamento le donne si presentano anche senza portafogli) e le donne devo dire che lavorano in molti ambiti diversi. ma su altri aspetti, tipo i saluti di cui sopra, o la ricerca spasmodica di un marito per sistemarsi (qui si sposano giovanissime, e spesso si separano altrettanto presto) mi fanno dubitare sulla parità dei sessi o addirittura un possibile ‘girl power’.

questo è solo un piccolo squarcio della vita siberiana, d ciò che ho vissuto in poco più di due mesi qui a Tomsk. e nonostante la mia ironia, scherzo con la realtà russa come si scherzerebbe con una vecchia amica, che può avere delle stranezze o dei difetti forse, ma che hai imparato ad amare e apprezzare ogni giorno di più, e che ormai consideri una parte importante di te.
questo è per me la Russia. un amore a prima vista, nato dopo poco, in breve tempo, ma sempre più vivo, ogni giorno. e la sento così mia che mi piace anche prenderla un po’ in giro, parlarle chiaro, dirle le cose come stanno.
e oltre a questi aneddoti raccontati più che altro per farvi un po’ entrare nell’atmosfera che sto vivendo, posso dirle una cosa, una cosa che penso sempre di lei.
mi mancherà. dio, se mi mancherà.

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