Il Revival Per Anziani Su Rai 1

Pubblicato: luglio 19, 2012 in Televisione
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I blogger hanno vita dura, alle volte. pur di scrivere questo pezzo, ieri mi sono sorbita nientepopodimeno che (in parte eh, non esageriamo) ‘Le note degli angeli’ condotto da Massimo Giletti su Rai 1. l’argomento di discussione di oggi è tuttavia ben più ampio: il programma di ieri, infatti, non era che l’ennesima espressione di un mostro multiforme che a scadenze regolari prende vita nel piccolo schermo: il ‘Revival Per Anziani Su Rai 1′. per anziani si identificano sia gli spettatori che i partecipanti allo show: gli spettatori sono infatti i nonni e le nonne di tutta Italia, di età compresa tra i 70 e i 95 anni, che non hanno la testa magari per vedersi un film o seguire un programma di approfondimento, e si lasciano dunque trasportare dalla culla del NIENTE proposto da questi varietà (che nonostante l’accattivante definizione sono tutti ESATTAMENTE IDENTICI). ma gli anziani sono soprattutto loro, i centinaia di presentatori e attori finiti, comici dimenticati, cantanti ibernati che in occasione di questi programmi riprendono miracolosamente vita, quasi uscissero dal freezer in cui li tengono ibernati per anni per cantare 5 minuti, invitare alla beneficenza e salutare la figlia ormai 40enne (e ovviamente recuperare un degno cachet). la mia tesi è che questi programmi vengano presentati regolarmente perchè esiste un’intera classe di uomini e donne dello spettacolo che non vivrebbero senza: essi ne traggono il sostentamento necessario, insieme a qualche pubblicità di yogurt, montascale o grissini, fino al prossimo appuntamento. i motivi possono essere i più svariati: beneficenze varie ed eventuali, commemorazioni di attori o cantanti (tra questi, ahimè, ci fu anche il caro e amatissimo Troisi un mesetto fa, che meno di tutti avrebbe meritato un simile trattamento), il 37esimo premio Oronzo Canà e cose del genere. L’importante è il risultato: uno show confusionario in cui si cerca di mescolare un po’ di tutto, da video, interviste di vita vera a gente finta, musica, danze, monologhi squallidi e comicità spicciola. i volti sono sempre gli stessi: spesso vi ritroverete davanti, oltre al Giletti di ieri, i soliti Carlo Conti, Fabrizio Frizzi, Milly Carlucci, Antonella Clerici, Tiberio Timperi, Stefania Orlando, (ma si tenevano quei due eh?) Marisa Laurito, Mara Venier quando sembrava ancora un essere umano, Adriana Volpe, Tosca D’Aquino, Roberta Capua, (non credo di averle mai distinte) Valeria Marini se riesce ad entrare da dietro le quinte senza rimanere incastrata, Raffaella Carrà che spunta ogni tanto col caschetto SEMPRE A POSTO, Luisa Corna, Al Bano, Orietta Berti, Massimo Ranieri, Katia Ricciarelli, i Cugini di campagna, I Pooh, gli Stadio, Mogol, Anna Oxa, ieri addirittura Fabio Concato redivivo (tra l’altro sempre con la stessa canzone, ovviamente: ‘tu che sei nata dove c’è sempre il sole…’ tra l’altro conosciutissima soprattutto grazie ad una nota pubblicità, inutile negarlo)…ma ci sono anche giovani che si adagiano su questi eventi manco fossero sofà con sedute relax: prendete una Belen Rodriguez con farfalline allegate, una Anna Tatangelo, oltre alle più svariate soubrette improvvisate (chissà com’è che sono arrivate fino a lì eh)…al di fuori di questi ‘grandi eventi’ potete leggerne notizia solo su tabloid di bassa lega.
ma in fin dei conti, qual è il problema? i protagonisti (‘na vota) dello show-biz campano felici, le nonne passano delle serate in leggerezza e tranquillità…e sono tutti contenti. ma io non posso farci niente, l’esistenza di simili cancri televisivi mi fa impazzire. il varietà di una volta era una cosa seria: adesso è solo una squallida vetrina in cui tutto è superficie, tutto è apparenza, e i contenuti della televisione di un tempo, che non ci crederete ma ebbe addirittura un ruolo edificante molti decenni fa, finiscono barbaramente nel dimenticatoio.
in sostanza: meno male che esiste il telecomando, va. il tasto rosso è ormai il mio preferito…

commenti
  1. Y. scrive:

    “Trovo che la televisione sia molto educativa.
    Ogni volta che qualcuno l’accende vado in un’altra stanza a leggere un libro”
    (Groucho Marx)

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