Le parole non servono

Pubblicato: aprile 5, 2013 in Diario di viaggio, Riflettevo
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In tanti momenti, in tante situazioni diverse che implicano il contatto con le persone, vi renderete senz’altro conto che parlare, condividere lo stesso idioma, è solo l’ultima delle necessità, diciamo pure una possibilità quasi superflua. perchè l’essere umano è in grado di gestire infiniti linguaggi al di fuori di quello verbale, e questo rende le sue capacità comunicative ancora più ricche e degne di interesse.
Lo sport. Se giochi a pallavolo, una palestra è un mondo parallelo, può essere in Indonesia o in Canada, non c’è alcuna differenza. Il bagher, il palleggio, la schiacciata, il muro. Sei giocatori, campo 9×9, e l’obiettivo è sempre uno: quella palla non deve cadere a terra. Se corri, la storia è la stessa: un passo dopo l’altro, un respiro dopo l’altro, attenzione alla frequenza, al battito cardiaco, il sudore sulla fronte. E ancora il calcio, il basket, o qualsiasi altra cosa: un linguaggio parallelo, fatto di regole, di fatica, di agonismo e adrenalina.
La danza. Non serve parlare: è la passione che ti trascina, l’impossibilità a rimanere fermi, sentire ogni nota in ogni parte del corpo, e raggiungere la catarsi nel ballo più coinvolgente ed emozionante.
La musica. Le parole sono le note, e suonarle vi darà voce. Perchè un DO rimane un DO, e un violino, un flauto, un pianoforte rimane tale, ovunque nel mondo, e suonerà in quella stessa, identica maniera. E l’amore sconfinato che la musica può trasmettere non è forse la lingua più adeguata per esprimere se stessi, le proprie emozioni, per aprire il cuore a chi vi ascolta?
L’arte. La grandezza dell’intelletto umano raggiunge nelle creazioni artistiche il massimo livello di sublimazione. e osservare le fattezze di una scultura di marmo, che al tatto diviene la seta più pregiata, o ammirare un dipinto senza età, riprodotto con impressionante maestria…coinvolge sempre, e comunque, chiunque. In ogni angolo del mondo. e le parole, qui, sono l’ultima cosa: il silenzio sospeso tra la meraviglia e l’estasi è l’espressione più eloquente.
La fotografia. Un’immagine può trasmettere sensazioni diverse, e forse la cultura ci influenza, è chiaro. Ma dinanzi alla magnificenza di un tramonto, alla poesia di un paesaggio innevato, all’amore di una madre che abbraccia suo figlio, alla bellezza di una giovane donna con dei fiori tra le mani, quali altre parole possono essere più espressive, e quale barriera culturale può limitare queste percezioni?
In generale, gli esseri umani hanno vissuto per millenni, senza le parole. e si capivano comunque. Perchè a volte dei gesti, degli sguardi, delle espressioni del viso possono dire molto più di una semplice frase. E quando sei all’estero, in un paese dalla lingua nota solo in parte, della quale non riesci mai a cogliere fino in fondo tutte le sfumature, queste piccole manifestazioni emotive sono fondamentali, perchè riempiono quei vuoti che il linguaggio verbale lascia, e seppure le incomprensioni ci sono sempre, tu hai una possibilità in più. Un sorriso, un’occhiata complice, un movimento improvviso, una risata, un abbraccio, un sospiro, uno sguardo al cielo: siamo tutti esseri umani, sentiamo tutto sulla nostra pelle, viviamo le esperienze con il cuore. E per condividerle, a volte basta così poco…

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