Sembra di essere sempre sul pezzo, sempre al corrente su tutto, oggi. Minuto per minuto, potete seguire canali con telegiornali 24 ore al giorno, aggiornarvi con le mille app del caso, visitare i siti internet delle testate giornalistiche più affidabili, chiedere a Google. Purtroppo, in realtà mi rendo sempre più conto che di quello che accade nel mondo sappiamo poco e niente. Si, perché ci sono riforme più importanti di altre. Ci sono accordi più importanti di altri. Ci sono guerre più importanti di altre. Ci sono morti, più importanti di altri.

Prendete i due casi, avvenuti a una settimana di distanza: disastro aereo della Germanwings, 149 persone portate alla morte dal copilota suicida.  Una vera tragedia, che ha colpito tutti: poteva esserci chiunque di noi su quel volo. I notiziari non parlano d’altro: maratone, speciali, dirette, tutti vogliono sapere, si analizzano le scatole nere, si scova nella vita di Andreas Lubitz, si intervista la ragazza, l’amica, la madre dell’amica. Tutti vogliono sapere tutto, forse vittime anche di quel macabro voyerismo tipico dei tempi moderni.

Qualche giorno dopo, nuova catastrofe. Siamo in Kenya, nel campus dell’università di Garissa. Un gruppo di Shabaab, estremisti somali affiliati ad al-Qaeda, irrompono nel dormitorio e fanno strage, liberando gli studenti musulmani e uccidendo brutalmente i cristiani. Il bilancio ufficiale ad ora è di 148 vittime, ma le autorità locali temono che il numero possa salire. La notizia passa, ma non è lo stesso. Non c’è quella stessa enfasi, quell’interesse così pedissequo, sembra che manchi la verve necessaria.

Qualche mese fa, è successa una  cosa simile: sempre due stragi, sempre Europa e Africa. 7 gennaio: a Parigi un gruppo di terroristi legati ad al-Qaeda assaltano la sede francese del giornale satirico Charlie Hebdo e uccidono 12 persone. è il caos: tutto il mondo si stringe nel cordoglio, la libertà di informazione e di espressione sono colpite al cuore. Per settimane, la notizia è in prima pagina, e tutti sono Charlie Hebdo.

Poche ore dopo, si viene a sapere di un’altra strage, probabilmente anche più grave per numero di morti: in Nigeria i miliziani di Boko Haram, che hanno giurato fedeltà allo stato islamico, assediano una serie di città e villaggi nella regione del Borno. I morti sono circa duemila, anche se è difficile trovare fonti o conteggi certi. La notizia, infatti, appare come un fulmine a ciel sereno: arriva, colpisce e va via.

Perché?

Potreste dirmi che la tragedia dell’incidente aereo deve essere analizzata a fondo per prendere misure preventive atte ad evitare che possa riaccadere in futuro. Che dobbiamo parlare di Charlie Hebdo perché è assurdo che dei giornalisti siano assassinati per quello che hanno da dire, scrivere, disegnare: è contro ogni principio più nobile della società moderna.

E io vi risponderò che avete assolutamente ragione.

Ma a questo punto, io potrei anche dire che è contro ogni principio più nobile della società moderna il fatto che dei miliziani possano entrare in un campus pieno di giovanissimi, riuniti per studiare, e sparare all’impazzata. O che migliaia di civili possano perdere la vita per colpa di gruppi estremisti che mette a ferro e fuoco intere regioni, interi stati.

Il problema è che viviamo in una società della disinformazione.

Siamo connessi, coscienti, aggiornati. Ma non lo siamo del tutto. Ogni giorno, migliaia di informazioni utili si disperdono, non ci arrivano, e non ci arriveranno mai. Al loro posto, tante, troppe ripetizioni, eccessivi approfondimenti, utili solo a soddisfare le barbare curiosità del piccolo pubblico, ma poco efficaci a raggiungere lo scopo per cui sarebbero state prodotte: informare. Sapete tanto delle solite due riforme, magari quelle che vi faranno avere qualche soldo in più in busta paga o un reddito di cittadinanza, ma non sapete di quelle fatte per tagliare i fondi agli enti locali. E nemmeno saprete di quelle fatte dagli enti locali per ritrovare quei soldi, almeno fino a che non vedrete delle nuove, strane detrazioni sulla vostra busta paga. Sentite sempre delle stesse indagini, dell’omicidio del vicino di casa che sembrava tranquillo, ma non sapete che intanto altre decine di processi, magari che coinvolgono qualche politico, stanno finendo in proscrizione, o che qualche leggina ad hoc ne sta cambiando il corso. E sapete se un estremista minaccia Roma, mentre non sapete che in Africa gruppi terroristici agguerriti conquistano territori, uccidono ogni giorno, fanno accordi coi potenti. Oppure, sapete se un terribile virus, come l’Ebola, si diffonde in modo esponenziale, mentre non vi ricordano che in realtà sono purtroppo altre le malattie (o semplicemente, la fame) che ancora oggi mettono in ginocchio continenti interi, come l’Africa (Ad esempio, per la malaria si contano circa 500 milioni di casi e un milione di decessi all’anno. Per l’ebola si parla di una decina di migliaia di morti dall’anno scorso, con l’epidemia sedata in molti dei paesi coinvolti. è stata un’epidemia grave, sia chiaro, ma ha dimostrato che, quando si vuole, questi fenomeni possono essere arginati).

E quante cose, quante ancora non sappiamo? Non lo so. Proprio perché non le conosco, e non potrò conoscerle mai.

Perché certe notizie è meglio che non si sappiano. Perché certe notizie non ci interessano. Perché certe notizie hanno meno valore. Perché certe notizie rispecchiano problemi quotidiani, che nessuno vuole risolvere, e vengono lasciati là a marcire, come un rifiuto dimenticato.
Là.
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
E dalle pagine dei giornali.

disinformazione1

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