Stay human

Pubblicato: aprile 21, 2016 in Attualità, Comunicazione, Riflettevo
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“L’uomo è per natura un essere sociale”, diceva il sempre attuale Aristotele. Un essere che tende ad aggregarsi agli altri, che ha il dono della parola, grazie alla quale è in grado di comunicare, di esprimere i suoi pensieri e le sue emozioni.

L’uomo, con gli altri, può collaborare. Lo ha sempre fatto, per costruire case, città, comunità intere, per procurarsi da vivere. Come fareste, senza gli altri? Dove trovereste da mangiare? La benzina nell’auto chi ve la metterebbe? La lavatrice chi ve la aggiusterebbe? Non venitemi a dire che stareste bene, da soli.

E oltre alle necessità pratiche, ognuno di noi tende a cercare l’altro. Abbiamo un bisogno spasmodico di comunicare, di ritrovarci con chi ci è più simile, di condividere, sempre. Ed è assolutamente naturale: l’unione ha sempre fatto la forza.

Eppure, ho spesso l’impressione che questo aspetto di umanità sia spesso tralasciato, che le persone tendano a metterlo da parte, sopraffatte dalle proprie frustrazioni, dai mali di vivere che quotidianamente cercano di assalirci, rischiando di trasformarci in fuochi di ira assoluta, in vulcani pronti ad esplodere. Ho visto tante persone cedere a questa forza del male, che le trascina nel baratro dell’indifferenza, del disprezzo e della diffidenza incondizionata verso l’altro.
Ho visto persone che, piuttosto che rivolgerti un sorriso e dedicarti un pensiero positivo o un momento di comprensione, preferiscono guardarti dall’altro in basso adirati, additandoti di colpe indicibili, senza procedere con il minimo tentativo di immedesimazione.
Ho visto persone che vanno avanti per la propria strada, ignorando quello di cui fanno parte, ritenendosi migliori, nascondendosi dietro ad una corazza prontamente indossata per difendersi dall’eterno nemico che è l’altro. E che, in realtà, altro non è che un altro te.

Come si può invertire questa tendenza che lentamente ci distruggerà, mettendoci uno contro l’altro senza permetterci di focalizzare su quali sono i veri problemi? State facendo il gioco dei poteri forti, di chi ci vuole dividere per comandare.

Divide et impera.

Se lavori in un’azienda, prima di pensare che il tuo collega non abbia finito il lavoro in tempo perché è uno scansafatiche, prova ad immaginare la giornata che ha avuto. Prova a pensare che (magari, eh) non ha avuto nemmeno il tempo di alzarsi dalla sedia.

Se vedi che qualcuno non fa bene ciò che deve, prima di pensare che non lo faccia per menefreghismo ed offenderlo, prova ad immaginare che magari nessuno gli ha mai spiegato bene come si fa, e prova ad aiutarlo.

Se vedi che ci sono tuoi concittadini disperati che scioperano, prima di arrabbiarti con loro pensa che magari non ricevono lo stipendio da mesi. Lo so, forse tu avrai problemi ad andare al lavoro, ma come ci vai tu vorrebbero andarci anche loro, magari pagati.

Se vedi che le cose nella tua città, nel tuo paese, non vanno, non pensare tanto alle azioni dei singoli, ma pensa al potere costituito, che cerca di farti pensare che il problema è nell’immigrato, nel ladruncolo, e che ti nasconde che in realtà la frustrazione dilagante è anche il risultato di politiche sbagliate, di sfruttamento, di denigrazione del debole. Perché il debole rallenta la catena.

Vi rendete conto del mondo che stiamo costruendo? Per noi, per i nostri figli? Un mondo di gente che si odia, che sa comunicare solo (e a stento) da uno schermo, che non sa fare altro che pensare male del prossimo e che desidera rimanere solo. è un inferno, è il regno dell’infelicità assoluta.

No. Permettete di dirvi che non ci sto.

Io, per quanto possibile e nonostante i problemi che potrò affrontare nella vita, cercherò sempre di rivolgere all’altro un sorriso. Cercherò sempre di pensare ai problemi che ha avuto, prima di giudicare un suo comportamento. Cercherò il contatto empatico, cercherò il calore umano, quello che riscalda l’anima, che la rende viva.
Così, magari, qualcuno farà lo stesso con qualcun altro.
Non lo preferite un mondo di sorrisi a uno di odio incondizionato?
Io sì.
Voi, se volete, tenetevi le ulcere.
Io resto umana.

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